Magica attraversata in funivia dei ghiacciai del Monte Bianco da Courmayer La Palud all’Auguille du Midi in quella che è considerata l’ottava meraviglia del mondo.
La comunità arbèresh di Ejanina e di Frascineto ha sempre vissuto, in passato, di pastorizia e di agricoltura. Per quanto riguarda la pastorizia, per raggiungere i pascoli alti, gli abitanti di Ejanina dovevano attraversare tutto il bastione roccioso del Timpone del Crivo che sovrasta l’abitato ed arrivare al Timpone del Castello, per poi proseguire verso il Colle della Scala. Il Timpone del Crivo, così chiamato perché probabilmente la formazione a “setaccio” su una antica paleofrana costituiva una barriera per l’accesso alla montagna. Tant’è che poco dopo la prima guerra mondiale, fu usato dell’esplosivo per allargare la mulattiera e renderla percorribile anche agli animali con la soma. Una mulattiera bellissima per arditezza, panoramicità ed ambienti attraversati.
Ejanina si raggiunge dal casello autostradale di Frascineto.
Si lascia l’automobile presso il campetto di bocce di Ejanina e ci si incammina verso la stradina che sale nella parte alta dell’abitato. Nel punto più alto si abbandona la pista e si sale lungo la conoide detritica fin sotto la parete della Timpa Crivo da dove diparte una delle più belle mulattiere del Parco nazionale del Pollino, che permette di salire sopra alla antica frana che ha originato il timpone omonimo. Si sale zigzagando fin sotto la parete e poi si piega a destra e si incomincia la salita vera e propria lungo i tornanti che portano al Timpone Castello. Non appena si esce dal vallone, si apre uno spettacolo interessante sull’intera piana dell’Eiano. Un contrasto di colori tra il verde intenso dei vigneti e le colline di fronte coltivate ad uliveto.
Una volta superata, ci si dirige verso un casotto della forestale nei pressi del serbatoio della Fonte della Giumenta da dove si prosegue lungo la pista di montagna in discesa fino ad intersecare l’altro tratto straordinario di antica mulattiera che serve, questa volta, a superare i balzi del Timpone del Corvo, fino a raggiungere i resti dell’antico Monastero Basiliano degli Aramei da dove si scende in direzione del campo sportivo di Frascineto. Da qui è facile ritornare ad Ejanina.
II Colloreto rappresenta per i Moranesi un momento importante della loro storia. Esso fu costruito da frate Bernardo da Rogliano, nel 1546, di ritorno da Roma dove visitò i luoghi della cristianità. Egli fu pregato dai moranesi, che già lo conoscevano, di fermarsi in quei luoghi. Leggi questo articolo »
Lunedì 8 Novembre,una splendida giornata ci ha accompagnato nella pittoresca Matera per visitare il Rione Sassi immergendosi in un altro tempo e in una dimensione passata. Da non credere come la gente un tempo riuscisse a vivere in queste abitazioni rupestri in perfetta simbiosi con la roccia sfruttando sagacemente tutte le risorse primarie. Una esperienza che mi mancava.
Sbiadiscono i colori della mia anima
mare non sei più verde smeraldo
ma blu profondo
come i miei pensieri
tempestosi e reconditi come le tue onde
che si infrangono violente sugli scogli
cancellando l’estate e le urla festose
dei suoi bimbi sulle spiagge
Cielo non sei più azzurro intenso
non fai più volteggiare le sue rondini
Sole, hai perso la tua forza
non sprigioni più i biondi raggi d’agosto
ti fai avvolgere dall’intreccio delle nubi
e mi rubi le ore del giorno
e la mia libertà.
Nella sez. “Alpinismo-Escursionismo”pubblicato il post sulla Notturna al Pollino e Dolcedorme. – clicca quì!!-
Un invito a visionare il video da me girato all’interno delle grotte non senza difficoltà (illuminazione,divieto di usare il flash)
Video importato
Il lavorio incessante della natura da 35 milioni di anni, ha creato quella che oggi è una magica esperienza alla portata di tutti: le Grotte dell’Angelo a Pertosa. Leggi questo articolo »
Interessante ed istruttiva gita archeologica,antropologica e naturalistica nel parco del Pollino lungo l’asse Grotta del Romito – Papasidero – S.Nicola Arcella,dai monti al mare dunque fiancheggiando durante tutto il percorso lo straordinario corso d’acqua del fiume Lao. Leggi questo articolo »
Ci sono cose, che non possono essere descritte o mostrate in una semplice immagine poichè devono essere intimamente vissute per poterne cogliere tutta la loro bellezza o il misterioso fascino che le circonda. Il Pollino è una di queste "cose".
Il Parco Nazionale del Pollino ha una superficie di 184.000 ettari ed è stato istituito con D.M. del 31 dicembre 1990 e successivamente con D.P.R. del 15 novembre 1993. Il territorio è interamente montuoso e raggiunge la massima altitudine nei 2.267 m della Serra Dolcedorme; le cime sono aspre e calcaree, mentre i versanti sono ricoperti da una fitta foresta temperata, composta anche da specie rare, come il pino loricato che costituisce lelemento naturalistico più peculiare del parco. Custodisce un patrimonio faunistico ricco e di valore straordinario comprendendo specie molto rare, come il capriolo, il capovaccaio, la lontra il lupo, il gatto selvatico, lo scoiattolo, il cinghiale, il tasso, listrice e un piccolo roditore imparentato con il ghiro, il driomio (Dryomis nitedula). Tra gli uccelli, presenze importanti sono laquila reale, il corvo imperiale, il falco pellegrino e, soprattutto, il picchio nero.
Larea è divisa in due versanti: quello settentrionale, in Basilicata, rivolto verso la valle del fiume Sinni, digrada dolcemente ed è caratterizzato da boschi, prati e pascoli che presentano un gran numero di feomeni carsici (doline, inghiottitoi) e di erosione glaciale (depositi morenici, massi erratici); il versante meridionale, in Calabria, dall'orografia più accidentata ,scende ripido verso la costa occidentale e verso la piana di Sibari, a est, è inciso dallazione erosiva dei corsi dacqua ed è spoglio di vegetazione. Al suo interno, sulle pendici dei monti dellOrsomarso, si trova una delle più estese zone wilderness della penisola; mentre sul Pollino, montagna sacra per gli antichi, esiste ancora unisola etnica di lingua albanese.
Alle quote più basse compaiono associazioni vegetali xerofile: si tratta di praterie aride che, in base al substrato e alla pendenza, assumono via via forma di cespuglieti e poi di boschi tra cui leccete, ed estesissime formazioni di latifoglie comprendenti querce, aceri, frassini, castagni.
Intorno agli 800-1000 m appare il faggio, che impera fino alle quote più elevate, dove lascia il posto a rare formazioni di pino loricato (Serra delle Ciavole, Serra di Crispo), il vero gioiello vegetale del Parco. Infine, vi sono le praterie d'alta quota (Piani di Pollino, Piano Jannace). A seconda dell'esposizione dei versanti e dell'altitudine, al faggio si associa l'abete bianco, dando origine a una formazione ormai rarissima sull'Appennino meridionale.. Il versante calabro è solcato dal torrente più conosciuto del massiccio, il Raganello, che scava il proprio corso fra imponenti e spettacolari gole. Al suo sbocco, nella piana di Sibari, si trova la bella Civita, uno dei numerosi centri abitati di origine albanese del massiccio.
I Monti dell'Orsomarso l'Orsomarso si pone come un invalicabile ostacolo ai venti carichi d'umidità che arrivano dal Tirreno. Questi, innalzandosi e raffreddandosi, si condensano dando origine a una cappa che sembra coprire costantemente le vette. Umidità, pioggia, influenza marina, diversità nell'asprezza e nell'esposizione dei versanti determinano un'incredibile varietà di combinazioni degli assetti vegetazionali, che comprendono tanto specie mediterranee quanto d'alta montagna. In alcuni luoghi vegetano affratellati il corbezzolo, lacera, il faggio, il pino nero e il pino loricato, situazioni pressoché uniche in Italia.
Il pino loricato è il simbolo del Parco nazionale del Pollino.E un albero elegante ed imponentefoto 1,originario della penisola balcanica.Alcuni botanici sono però del parere che lesemplare del Pollino sia unico al mondo in quanto presenterebbe caratteristiche genetiche diverse rispetto al cugino dei balcani.Il nome deriva dalla costituzione a placche della corteccia,simile alla lorica,la corazza del fante romano.Sono dei veri e propri relitti dellera glaciale,in perenne lotta per la sopravvivenza contro la furia dei venti e il gelo.Si presenta a bandiera,foto 2 con la chioma tutta da un lato nella direzione del vento,col risultato che sembrano emergere,forti e possenti e allo stesso tempo contorti e tormentatifoto 3dalle rupi impervie e inaccessibili su cui sono abbarbicati.Può raggiungere i 20,30 metri di altezza .Il più longevo è il Patriarca del Pollino.Vegeta solitario tra i boschi di faggio del Pollinello e non possiamo che rimanere attoniti di fronte allo spettacolo imponente di una sfida ancora in atto tra il tempo e una creatura del mondo vivente.Ha attualmente 936 anni. foto 4
I comuni del Parco
I comuni ricadenti nellarea Parco sono 56 suddivisi in tre province:Potenza,Matera,Cosenza. 24 appartengono alla Basilicata,32 si trovano in Calabria.Sono di seguito elencati: Basilicata : Calvera Carbone Castelluccio Inferiore Castelluccio Superiore Castelsaraceno Castronuovo di Sant'Andrea Cersosimo Chiaromonte Episcopia Fardella Francavilla in Sinni Latronico Lauria Noepoli Rotonda San Costantino Albanese San Giorgio Lucano San Paolo Albanese San Severino Lucanofoto Senise Teana Terranova del Pollino foto Valsinni Viggianello.
Calabria: Acquaformosa Aieta Alessandria del Carretto Belvedere Marittimo Buonvicino Castrovillari foto Cerchiara di Calabria foto Civita foto1, foto 2, foto 3 Francavilla Marittima Frascineto Grisolia Laino Borgo Laino Castello foto Lungro Maierà Morano Calabro foto 1, foto 2 Mormanno Mottafollone Orsomarso foto 1, foto 2 Papasidero Plataci Praia a Mare San Basile San Donato di Ninea foto 1, foto 2 Sangineto San Lorenzo Bellizzi foto San Sosti SantAgata dEsaro foto 1, foto 2 Santa Domenica Talao Saracena Tortora Verbicaro foto
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Camminare non è semplicemente terapeutico per l'uomo, ma è un'attivita' poetica che puo' guarire da tutti i mali.
Bruce Chatwin
Sulla montagna
Quando il giorno si rompe nelle mani,
quando il cuore ha paura della notte,
quando l'uomo spara alle spalle:
Fuggi, fratello, sulla montagna antica,
ascolta il suo respiro uscire dalle rocce,
raccogli il cielo che corre sulla nebbia.
Non scendere a valle in pieno mezzogiorno,
il sole distrugge la memoria.
Misura i tuoi passi al cadere delle foglie,
il ritmo è musica secolare.
Quando la sera ti chiama fra le donne,
quando gli occhi si perdono nella luna,
quando l'uomo si nasconde nella notte:
Fuggi, fratello, sulla montagna antica,
leggi il libro aperto della vita,
parla con gli uccelli e le lumache.
Scendi a valle per lavarti al fiume:
l'acqua lava il corpo e i ricordi
portandoti lontano fino al mare.
Il tempo è corto, la barca è lenta
ma la montagna, il fiume e il mare
sono le chiavi che ti aprono il domani.
Giuseppe Bartolomeo
Sullo scrivere
«Nel mestiere di scrivere la strumentazione e i segnali d'allarme sono rudimentali: non c'è neppure un equivalente affidabile della squadra e del filo a piombo. Ma se una pagina non va se ne accorge chi legge, quando ormai è troppo tardi, e allora si mette male: anche perché quella pagina è opera tua e solo tua, non hai scuse né pretesti, ne rispondi appieno.» (Primo Levi, La chiave a stella)